Espone

 

07 marzo 2020 - 06 settembre 2020, MUSEC, VILLA MALPENSATA, SPAZIO MARAINI (pianterreno)

Marocco. Roberto Polillo. Fotografie 2005-2018

L'esposizione del ciclo «Esovisioni» è allestita nello Spazio Maraini, al piano terra di Villa Malpensata e avvia gli eventi di una stagione culturale che il MUSEC dedica al Marocco, alle arti, alla gente, alle suggestioni formali che il paesaggio e la storia di questo Paese hanno donato alla cultura dell’Occidente.

Roberto Polillo è un fotografo-viaggiatore, sempre alla ricerca dello “spirito dei luoghi”. Le sue immagini del Marocco, fortemente impressioniste, fanno rivivere atmosfere piene di magia e di colore, dove risaltano architetture centenarie e figure sfuggenti tra tradizione e mutamento.

L’esposizione è il frutto di un progetto di ricerca visiva che il MUSEC ha avviato nel 2015; essa parte dalla considerazione che lo sguardo del fotografo è capace di oltrepassare gli stereotipi orientalisti, per cogliere più intimamente i valori di un esotismo che costituisce la tendenza generica e universale dell’animo che porta gli uomini a desiderare ciò che è straniero e sconosciuto.

 

Foto gallery

Biografia dell'artista

Roberto Polillo è nato a Milano nel 1946. Il padre Arrigo, critico, storico e promotore del jazz, fu prima redattore capo e poi direttore della rivista Musica Jazz. Proprio a seguito all’attività del padre, Roberto fin da giovanissimo iniziò a conoscere e usare la fotografia, immortalando dal 1962 al 1974 oltre un centinaio di concerti dei maggiori artisti del jazz del tempo che si esibivano in Italia. 

Tali scatti sono stati pubblicati numerose volte in riviste, libri e CD, oltre che in Rete. Il suo libro fotografico Swing, Bop & Free (2006) presenta una selezione di immagini di oltre 100 musicisti attivi durante gli Anni Sessanta, immagini corredate da testi e citazioni del padre Arrigo e di altri autori. 
Tuttavia, a partire dagli Anni Settanta, fu l’innovativo mondo dell’informatica a tracciare la vita professionale di Roberto Polillo, che divenne imprenditore, consulente e manager nel settore del software e dei servizi di informatica, nonché co-fondatore e amministratore delegato di Etnoteam, un gruppo di società di servizi di informatica e di Internet, tra cui INET. 
Al contempo, Polillo è stato anche docente universitario per 41 anni (dal 1974 al 2015), dapprima nell’ambito dell’ingegneria del software e in seguito di Internet, reggendo da titolare diversi insegnamenti all’Università Statale di Milano e all’Università degli Studi di Milano Bicocca.
Nei lunghi anni dedicati alle aziende del gruppo Etnoteam, Polillo ha continuato a frequentare solo saltuariamente la fotografia, in modo amatoriale. Ha ripreso a praticarla in modo più ampio a partire dal 2003, dopo aver lasciato l’attività manageriale.
Proseguendo in qualche modo l’esperienza fotografica legata al mondo dello spettacolo, si è dedicato inizialmente a fotografare diversi festival di artisti di strada e a documentare le realizzazioni della street art, in Italia e all’estero, per dedicarsi poi estesamente alla fotografia di viaggio. Viaggiare, infatti, è stato ed è un altro dei grandi interessi di Roberto Polillo che, ad oggi, ha visitato oltre 60 Paesi. Questi viaggi sono diventati più frequenti in concomitanza con l’emergere della fotografia digitale, all’inizio degli Anni Duemila. Durante il suo secondo viaggio in Marocco, alla fine del 2005, Polillo ha sperimentato casualmente quella che diventerà poi nota come tecnica ICM (Intentional Camera Movement): attraverso un fortunato «errore» d’impostazione dell’apparecchio fotografico, l’immagine risulta caratterizzata da un effetto mosso. Le immagini sono riprese con lunghi tempi di esposizione muovendo la fotocamera durante lo scatto: ne scaturiscono rappresentazioni di grande fascino e dall’aspetto pittorico, molto diverse dalle tradizionali fotografie di viaggio e anche dalle fotografie analogiche in bianco e nero che Polillo aveva scattato per i musicisti jazz. È nato così il progetto Impressions of the World, un’avventura artistica che ha portato l’artista in oltre 25 Paesi, da Venezia al Medio e all’Estremo Oriente, al Nord America e all’America Centrale. Nel progetto Future & The City, Roberto Polillo esplora invece ipotesi visive sulle città del futuro.
Con la morte della moglie Patricia – avvenuta nel giugno del 2014 – la fotografia, che era sempre stata un’attività collaterale a quella professionale di Polillo, diventa la sua attività principale, come dimostra anche il forte incremento dell’attività espositiva e la pubblicazione di vari libri fotografici. Nell’ambito dei progetti Impressions of the World ha finora pubblicato i libri Visions of Venice (2016) e Future & The City (2017). Le immagini sono state esposte in varie mostre personali a Venezia, Milano, Trieste e Parigi e presentate in importanti fiere d’arte in Italia e negli Stati Uniti. Nel 2016 gli è stato attribuito il Lifetime Achievement Award da parte della EBA-European Business Association nell’ambito del Concorso European Business Award.
Oggi Roberto Polillo vive fra Milano, Roma e Miami, alternando l’attività di indirizzo della Fondazione P&R a un intenso impegno nell’ambito della fotografia di viaggio e della valorizzazione del corpus di fotografi e jazz.

 

Autoritratto Polillo

Roberto Polillo ritratto da Stefano Molaschi, 2018

La tecnica

Tutte le opere in esposizione e in catalogo derivano da fotografie scattate da Roberto Polillo durante sette viaggi in Marocco, tra la fine del 2005 e il 2018. Le fotografie originali sono state realizzate con le macchine fotografiche professionali digitali CANON EOS 5D (2005-2008), CANON EOS-1 Ds Mark III (2008-2012), CANON EOS 5DSr (2018). La resa dell’effetto «mosso» segue un procedimento artistico che intende restituire l’idea di una percezione spaziale alterata. La camera è mossa da lievi movimenti che incidono l’immagine con linee fluide mantenendo tuttavia un’alta nitidezza. Nei primi scatti tale esito formale era ottenuto anche utilizzando le funzioni di zoom dell’apparecchio fotografico. L'esposizione varia a seconda dei casi, tipicamente da 0,3 a 1 secondo. Ciò è reso possibile, con luce diurna, dall'uso di filtri neutri che abbassano la luminosità dell'immagine senza alterarne i colori.

Il formato attualmente prescelto dall’artista è l’orizzontale, mentre il verticale riflette un procedimento distintivo dei primi anni di attività del fotografo.
Le opere sono state oggetto di una limitata rielaborazione digitale con l'uso di Photoshop. Gli interventi non alterano, normalmente, le inquadrature originali e si limitano prevalentemente a aumentare, selettivamente, la saturazione dei colori e la nitidezza delle linee.

Sotto la supervisione dell’artista stesso, tutte le opere sono prodotte in edizione limitata di 10 esemplari più due prove d'artista, numerati e firmati dall'autore, su carta Hahnemühle FineArt Pearl 285 gsm secondo tre formati: uno più grande di 60×90 cm, uno medio di 30×90 cm e uno più piccolo di 30×45 cm. In particolare si è scelto il formato piccolo per alcune immagini che riprendono dettagli di immagini più grandi e per la sezione «Le quinte dell’anima», per privilegiarne il contenuto intimista. Si tratta, in quasi tutti i casi, di stampe presentate al pubblico per la prima volta. La maggioranza delle opere mantiene la proporzione voluta dall’artista di 2:3. Le opere in formato medio hanno invece il rapporto 1:3.

 

Immagine guida - Tetuan

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo, riflesso nella sequenza delle opere in catalogo, intende suggerire al fruitore una serie di piani di lettura che corrispondono allo sviluppo della ricerca visiva di Polillo così come la possiamo dedurre dall’intero corpus da cui sono state tratte le opere in esposizione e così come scaturito dall’analisi antropologica delle opere. L’approccio scelto per presentare le opere si rifà al tema dell’avvicinamento alla cultura e all’esperienza soggettiva della visione. 

Introduzione – La sezione introduce il pubblico all’opera di Polillo, intesa come espressione di un avvicinamento alla cultura ma anche come rivelazione di una propria intimità.

La molteplicità nello spazio – Lo spazio rappresentato dall’opera di Polillo è uno spazio ben definito: le merlature, i portici, le antiche mura rimandano a una visione esotica e senza tempo del Marocco. Rappresentando silenti architetture millenarie o luoghi affollati, l’artista cerca di rappresentare la duplice esistenza della coscienza dell’individuo: solitaria eppure molteplice.

Il movimento: dal quotidiano alla storia – All’interno delle sue opere lo spazio descritto dall’artista esprime una modulazione del dinamismo. Il movimento della vita quotidiana è delineato da figure fluide e fugaci, che marcano col loro passaggio lo sfondo simbolico della storia.

Le quinte dell’anima – Come un acquerello, la fotografia di Polillo descrive i muri degli edifici, le pareti dei vicoli, le arcate come quinte sceniche in cui si svolgono le azioni della vita quotidiana e dove si muovono i fantasmi consci e inconsci dell’artista stesso.

La realtà sfiorata – La verticalità del formato delle fotografie è lo strumento prediletto dall’artista per segnalare un avvicinamento spaziale e emotivo più marcato. Rispetto all’occhio del fotografo i soggetti degli scatti restano, nonostante l’avvicinamento, segnati da una certa distanza che marca in questo modo la percezione di un’«alterità» da cui continua a scaturire il fascino del Marocco.

Il catalogo

L’esposizione al MUSEC è accompagnata da un catalogo della collana Esovisioni (n. 11) che raccoglie 94 immagini di Roberto Polillo, tra cui quelle esposte nello Spazi Maraini. 

Marocco. Roberto Polillo. Fotografie 2005-2018, a cura di Imogen Heitmann & Moira Luraschi, Esovisioni/11, Culture Arts&Books, Morbio Inferiore 2020, pp. 208 – ISBN 978-88-36-64629-6 • 38 CHF / 36 €.

Dalla quarta di copertina
«Per interpretare appieno il ritratto che Roberto Polillo dà del Marocco occorre innanzitutto assecondare la tendenza generica e universale dell’animo che porta gli uomini a desiderare ciò che è straniero e sconosciuto, immaginando l’esistenza di luoghi lontani in cui regna una maggiore sapienza, in cui la vita è più intensa e voluttuosa, e in cui una natura prodiga o migliori conoscenze alleviano i dolori dell’esistenza. Il divenire spazio-temporale dei suoi colori che trascendono la natura, riecheggiando seduzioni orientaliste, se denota ai nostri occhi una certa alterità culturale, connota più profondamente nella nostra esperienza un largo spazio fenomenologico dove prendono forma alcuni elementi decisamente mitopoietici: il gioco dei segni, la forma dello spazio atmosferico, il quotidiano che diventa storia, l’architettura come quinta dell’anima e l’attimo di una realtà appena sfiorata e già scomparsa. Elementi che, nel loro insieme, esaltati dalle risorse di un linguaggio fotografico impressionista, ci restituiscono non solo le ragioni di una ricerca artistica, ma anche la cifra più alta della maturità di uno stile.»

Il sommario
L’esotico eterno. Francesco Paolo Campione
Fotografare il Marocco, oltre l’Orientalismo. Roberto Polillo
Opere
L’iconografia orientalista nella fotografia del Marocco. Moira Luraschi
Il Marocco nella fotografia di Roberto Polillo. Imogen Heitmann
Biobibliografia di Roberto Polillo

Cover Polillo

Informazioni

Date

7 marzo - 6 settembre 2020

Orari di apertura

Tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00, martedì chiuso.

Tariffe e accessibilità